Transizione 5.0 Decreto fiscale accolte le istanze Confartigianato di tavolo confronto con le imprese Il presidente Baldi “Chiediamo un correttivo urgente”
Arezzo- Confartigianato Imprese Arezzo esprime profonda delusione e forte preoccupazione per il contenuto del decreto fiscale approvato dal Consiglio dei Ministri il 27 marzo, che colpisce duramente le imprese coinvolte nella Transizione 5.0 e riduce drasticamente il credito d’imposta riconosciuto a molte aziende che hanno effettuato investimenti nella parte finale del 2025, confidando in un quadro di regole che il Governo aveva lasciato intendere come certo e stabile. Il provvedimento, infatti, riconosce soltanto una quota pari al 35% del credito spettante agli oltre 7mila “esodati” della misura, determinando un taglio pesantissimo che incide sulla programmazione finanziaria delle imprese e mette in discussione la credibilità stessa delle politiche industriali del Paese. Secondo Confartigianato si tratta di una scelta grave, che arriva quando gli investimenti sono stati già decisi, avviati o completati e che scarica sulle imprese il costo dell’incertezza pubblica. Tra l’altro tali investimenti sono stati avviati proprio in virtù della misura Piano Transizione 5.0 promossa e incentivata dal Governo. E dallo stesso Governo ora arriva una decisione che colpisce non sono soltanto numeri di bilancio, ma la fiducia di imprenditori che hanno creduto nella modernizzazione dei processi produttivi, nell’efficienza energetica e nell’innovazione come leva di crescita. Una fiducia che oggi esce fortemente incrinata. Confartigianato nazionale ha già denunciato che alle imprese era stato assicurato che chi aveva correttamente presentato domanda nella finestra prevista avrebbe avuto accesso agli incentivi, e che oggi ci si trova invece di fronte a un cambio di rotta capace di compromettere investimenti e piani finanziari. “Quanto accaduto è inaccettabile” afferma il presidente di Confartigianato Imprese Arezzo Maurizio Baldi “perché ancora una volta si chiede alle imprese di investire, innovare e assumersi rischi, salvo poi cambiare le condizioni a giochi fatti. Non si può pretendere che il sistema produttivo accompagni la transizione tecnologica ed energetica del Paese e poi, davanti a investimenti già effettuati, ridurre in modo così pesante il sostegno promesso. È un comportamento che ferisce il rapporto tra istituzioni e mondo dell’impresa e che getta un’ombra pesante sull’affidabilità degli impegni pubblicamente assunti”. “Il Governo” prosegue Baldi “e in particolare i ministri Urso e Giorgetti e il viceministro Leo, per le rispettive responsabilità politiche e fiscali, devono sapere che questa decisione viene percepita dalle imprese come uno strappo gravissimo. Non è accettabile che si faccia cassa o si riequilibrino altre partite scaricando il prezzo su chi ha investito nel rispetto delle regole e nella convinzione di poter contare su misure annunciate e confermate. Quando la parola delle istituzioni perde valore, il danno va ben oltre il singolo incentivo: si colpisce la propensione stessa a investire in Italia”. La durezza delle reazioni espresse in queste ore dal sistema associativo nazionale conferma che non siamo di fronte a un semplice aggiustamento tecnico, ma a una decisione che mina il principio del legittimo affidamento e compromette la fiducia delle imprese verso le istituzioni. Nelle prese di posizione emerse dopo il decreto si parla apertamente di effetti retroattivi, di danno economico immediato e della necessità di ripristinare gli impegni assunti in sede parlamentare. Confartigianato Imprese Arezzo chiede quindi un intervento correttivo urgente, rapido e inequivocabile, che ripristini integralmente le condizioni promesse alle imprese che hanno investito in Transizione 5.0 nella finestra interessata dal provvedimento. Nel tavolo di confronto in programma per il 1° aprile, richiesto tra gli altri proprio da Confartigianato, saranno queste le tematiche più urgenti. “Le imprese aretine” aggiunge Baldi “non chiedono privilegi, ma serietà, coerenza e rispetto per chi produce, lavora, innova e tiene in piedi il tessuto economico dei territori. Chiedono che gli impegni assunti vengano rispettati. Chiedono che la transizione non diventi una trappola burocratica e finanziaria. Chiedono, semplicemente, che lo Stato sia un alleato credibile e non un soggetto che modifica le regole dopo che gli imprenditori hanno già fatto la loro parte”.