Confartigianato “Il conflitto in Medio Oriente preoccupa le imprese orafe” presidente Confartigianato Orafi Luca Parrini “Sempre più massiccio il ricorso alla cassa integrazione nel distretto orafo. Il Governo sostenga il comparto con misure ad hoc”
Arezzo- Alla luce dell’attuale scenario geopolitico Confartigianato Imprese Arezzo manifesta forte preoccupazione per le possibili ripercussioni che il conflitto in Medio Oriente potrebbe avere sul comparto orafo aretino e chiede che a livello nazionale si attuino misure concrete. In particolare la Confederazione si sta attivando per la richiesta al Governo della cassa integrazione in deroga. Secondo l’Ufficio Studi di Confartigianato la guerra in Iran e la destabilizzazione del Medio Oriente stanno mettendo a rischio quasi 28 miliardi del nostro Made in Italy. I settori più colpiti dal potenziale blocco dell’export sono quelli della meccanica, della moda e della gioielleria. La Toscana è tra le regioni italiane che potrebbero essere più danneggiate dal conflitto. Con un controvalore dell’export verso il Medio Oriente di oltre 4 miliardi e 595 milioni di euro, la Toscana è seconda solo alla Lombardia. Nel ranking delle province italiane più esposte Arezzo figura al terzo posto, dopo Milano e Firenze con circa 1 miliardo e 454 milioni di export verso i Paesi del Medio Oriente. “Il ruolo del distretto orafo di Arezzo” spiega il coordinatore della Federazione Orafi di Confartigianato Paolo Frusone “è fondamentale per comprendere questo dato. Le imprese orafe aretine assicurano infatti circa il 63% di tutto l’export di Arezzo verso il Medio Oriente. Gli Emirati Arabi Uniti, in particolare, rappresentano uno dei principali paesi di sbocco del nostro export di settore. Per molti anni Dubai è stato il primo mercato di destinazione dell’oreficeria aretina, secondo dal 2023 solo alla Turchia. Se sommiamo l’export verso gli Emirati con quello destinato a Giordania, Israele e Libano arriviamo a totalizzare 917 milioni di euro pari al 20% del nostro fatturato estero provinciale di settore”. Frusone specifica inoltre il ruolo di Dubai per il mercato dei preziosi e le conseguenze delle difficoltà legate al traffico aereo. “Dubai è un hub commerciale fondamentale per la commercializzazione dei preziosi nel mondo. Dagli Emirati Arabi Uniti l’oreficeria aretina viene poi riesportata verso gli altri Paesi del Medio Oriente, verso l’Area caucasica, verso l’Africa fino al Far East e agli Stati Uniti. Il bombardamento dei Paesi del Golfo è perciò una pessima notizia per le imprese del distretto di Arezzo che si trovano nella condizione di non poter consegnare gli ordinativi ai clienti a causa della indisponibilità dei vettori internazionali di trasporto delle merci”. Un altro aspetto molto importante da considerare è quello dell’influenza negativa prodotta dalla guerra sulle quotazioni del metallo prezioso. “Oltre che materia prima per l’industria orafa” prosegue Frusone “il metallo prezioso rappresenta infatti il bene rifugio per eccellenza, asset fondamentale dei mercati valutari e finanziari internazionali nei periodi di maggiore incertezza. Il forte aumento del prezzo dell’oro e dell’argento degli ultimi mesi e delle ultime settimane si accompagna purtroppo alle oscillazioni delle quotazioni dei metalli preziosi che rappresentano uno dei freni più potenti nelle decisioni di acquisto dei buyer internazionali del nostro settore”. La guerra in Medio Oriente delle ultime settimane rappresenta quindi un ulteriore elemento di preoccupazione in un quadro generale piuttosto fosco. Il presidente di Confartigianato Orafi Luca Parrini analizza l’andamento dei mercati internazionali a poche settimane dall’inizio della fiera OROAREZZO e punta l’attenzione sulla necessità di attivare ammortizzatori sociali. “Il 2025 si è chiuso con un bilancio non soddisfacente” afferma Parrini. Secondo i dati comunicati dall’Istat, l’export del distretto di Arezzo ha sperimentato una flessione del 41% rispetto al 2024. È vero che questo crollo è dovuto al ridimensionamento dell’export verso la Turchia. Sappiamo che nel 2024 le nostre vendite di semilavorati alla Turchia hanno fatto registrare una crescita del 470% rispetto al 2023 a causa della tassa sull’acquisto del metallo prezioso deciso dal governo di Ankara. Tuttavia non dobbiamo dimenticare come i dati sull’export vengano espressi in termini valutari e pertanto siano influenzati in modo determinante dalle quotazioni del metallo prezioso. Questo significa che dobbiamo sempre leggere i dati sulle esportazioni tenendo conto delle variazioni del prezzo dell’oro. L’aumento del +37% sperimentato dal metallo giallo nel 2025 rispetto al 2024 ci restituirebbe un dato niente affatto rassicurante anche quando andassimo a valutare la nostra performance sui mercati esteri al netto delle vendite verso la Turchia. L’export provinciale di settore, misurato in termini valutari, senza la Turchia nel 2025 farebbe registrare una crescita di un solo punto percentuale rispetto all’anno precedente. Questo significa che il distretto di Arezzo in termini di volumi fisici ha perso rispetto al 2024 almeno il 30% del suo volume di esportazioni. Anche non considerando i mercati in calo (Turchia -67% e Stati Uniti -10%) non possiamo dare un giudizio positivo neanche sulla modesta crescita registrata su alcuni mercati (Emirati Arabi +10%, Francia +7%, Hong Kong +8%) che verosimilmente nascondono quantitativi di vendita significativamente inferiori rispetto al 2024“. Proprio la flessione della domanda determinata dal clima di incertezza sui mercati internazionali e dalle oscillazioni del prezzo del metallo prezioso sarebbe alla base del sempre più massiccio ricorso alla cassa integrazione nel settore orafo di Arezzo. “In base ai dati forniti dall’EBRET nei primi 11 mesi del 2025” sottolinea Parrini “abbiamo registrato un aumento di circa il 30% del ricorso agli ammortizzatori sociali nelle imprese artigiane rispetto allo stesso periodo del 2024. Da un’indagine campionaria condotta sulle imprese nostre associate risulterebbe altissimo il ricorso alla cassa integrazione nel distretto orafo di Arezzo nei primi mesi del 2026. Oltre l’80% delle imprese intervistate dichiara di aver fatto ricorso agli ammortizzatori sociali. “Per tale motivo abbiamo richiesto alla nostra confederazione nazionale di attivarsi per la richiesta al Governo della cassa integrazione in deroga per sostenere i livelli occupazionali del settore orafo”.