Stretta Bce credito Pmi segretaria Papini Confartigianato Arezzo “Tra risiko bancario e nuovi aumenti dei tassi, la finanza rischia di allontanarsi sempre più dalle imprese che investono nella transizione green”

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Arezzo- Il nuovo aumento dei tassi di interesse deciso dalla Bce e il processo di concentrazione in atto nel sistema bancario italiano rischiano di rendere la finanza sempre più distante dalle esigenze dell’economia reale, proprio nel momento in cui le piccole imprese sono chiamate a investire per innovare, crescere e affrontare le sfide della transizione digitale ed ecologica”. È quanto afferma Alessandra Papini segretaria di Confartigianato Imprese Arezzo commentando sia la decisione della Bce di aumentare i tassi di interesse di 25 punti base, arrivata in una fase in cui il sistema produttivo sta ancora scontando gli effetti della stretta monetaria avviata nel 2022, sia la situazione complessa che sta interessando il settore creditizio nazionale. Da una parte” sottolinea Papini “assistiamo a un processo di aggregazione che rischia di portare alla scomparsa dell’ultima grande banca storicamente radicata in Toscana, il Monte dei Paschi di Siena. Dall’altra, le imprese devono fare i conti con un costo del credito che continua ad aumentare. Sono due fenomeni che, combinati, rischiano di indebolire ulteriormente il rapporto tra sistema bancario e tessuto produttivo locale. Secondo Confartigianato, il progressivo consolidamento del settore bancario potrebbe tradursi in una minore attenzione verso le specificità dei territori e delle micro e piccole imprese, che rappresentano la struttura portante dell’economia toscana. “Quando le decisioni vengono prese sempre più lontano dai territori” prosegue Papini “il rischio è che si perda quella conoscenza diretta delle imprese che ha sempre rappresentato un elemento fondamentale nella valutazione del merito creditizio. Per le aziende artigiane e le piccole realtà produttive, il rapporto con la banca non può essere ridotto a un algoritmo o a un indicatore finanziario”. Un altro fattore da tenere in considerazione è anche quello legato alla transizione digitale. “Le imprese” spiega Papini “sono chiamate a investire per innovare processi e prodotti, migliorare l’efficienza energetica e rafforzare la competitività, ma se le condizioni di accesso al credito sono sempre più onerose, il meccanismo si blocca. È necessario evitare che gli obiettivi di contenimento dell’inflazione producano effetti restrittivi sull’economia reale e sulla crescita del Paese”. Secondo le elaborazioni di Confartigianato infatti, nel 2025 il 21% delle micro e piccole imprese ha investito in tecnologie e soluzioni green, mentre il 69,4% ha realizzato investimenti in almeno un ambito della transizione digitale. A questo scenario si aggiunge la nuova stretta monetaria della Bce. Ad aprile il tasso medio applicato alle imprese ha raggiunto il 3,65%, in aumento rispetto al 3,49% di marzo e superiore di oltre due punti percentuali rispetto ai livelli precedenti all’avvio della politica restrittiva del 2022. Per i finanziamenti fino a 125 mila euro, tipicamente richiesti dalle micro e piccole imprese, il costo del credito risulta ancora più elevato. “Le nostre imprese stanno dimostrando grande capacità di adattamento e una forte propensione agli investimenti. I dati mostrano una crescita degli investimenti in macchinari e un impegno significativo sia nella transizione digitale sia in quella ambientale. Tuttavia” evidenzia la segretaria Papini “continuare ad aumentare il costo del denaro significa rendere più difficile la realizzazione di questi progetti e rallentare percorsi di sviluppo indispensabili per la competitività del sistema produttivo”. Il quadro è confermato anche dall’andamento del credito: a marzo a livello nazionale i prestiti alle piccole imprese risultano in calo del 4,3% su base annua, mentre quelli destinati alle aziende medio-grandi crescono del 3,4%. “È un dato che deve far riflettere” spiega la segretaria Papini “perché evidenzia una crescente difficoltà di accesso al credito per le realtà di minori dimensioni. Se a una politica monetaria restrittiva si aggiunge una riduzione della presenza di banche fortemente radicate nei territori, il rischio concreto è quello di avere un sistema finanziario sempre meno vicino alle esigenze delle imprese e sempre più distante dall’economia reale. Per questo chiediamo che venga salvaguardata la pluralità del sistema bancario e che siano garantite condizioni di finanziamento adeguate a sostenere gli investimenti delle micro e piccole imprese, vero motore della crescita economica e dell’occupazione”.