Sanità toscana, da Mugnai Fi no alla riforma. Vicepresidente commissione regionale “Tagliano i servizi”

Toscana-Consiglio regionale

Firenze- «Ci confrontiamo su un tema che non c’è, perché questa legge rimanda tutta la definizione degli interventi a dopo le elezioni. Nella Toscana che già paga i ticket più alti d’Italia questo non è serio»: riceve il no secco di Forza Italia, per bocca del Vicepresidente della Commissione sanità del Consiglio regionale Stefano Mugnai (Fi), la legge di riforma del sistema sanitario toscano (pdl 396) oggi al vaglio del Consiglio regionale. Nel suo intervento in aula, Mugnai ha decretato una bocciatura su tutta la linea: merito e metodo. «Nel merito – spiega l’esponente di Forza Italia – perché questa legge in realtà un merito non lo possiede, dal momento che rinvia tutto il dettaglio degli interventi da operare a dopo le elezioni. E questo non è serio. Per di più – ha detto ancora Mugnai davanti all’assemblea toscana – nel nome di una fregola a riformare poco comprensibile se non ricorrendo a logiche politiche si è giunti a formulare una legge che sbandiera una riduzione delle burocrazie inesistente mentre cela i nuovi, ulteriori tagli al servizio sanitario propriamente detto che arriveranno dopo le elezioni regionali. Ma a quel punto, dei dissensi al Pd importerà di meno». Secondo Mugnai, a contrario di quanto afferma la giunta, qui gli apparati proprio non vengono aggrediti: «I direttori generali, che tra l’altro Rossi continua a nominare con incarico triennale come accaduto a Grosseto, cambieranno banalmente nome divenendo vicecommissari. I direttori sanitari e amministrativi decadranno, ma ai direttori generali è data facoltà di nominare uno staff che li farà rientrare sotto altro nome. In più, il sistema viene appesantito ad esempio con direttori di programmazione di area vasta, figure ibride tecnico-politiche di nomina del presidente della giunta regionale, cosa che rende lo spazio di manovra del nuovo assessore alla sanità particolarmente ridotto». «Addirittura – incalza il Vicepresidente della Commissione sanità – tanto per restare alle burocrazie, in questa legge si ritrova la sublimazione delle Società della Salute, che ci par di ricordare dovessero essere superate e invece qui come l’araba fenice non solo risorgono, ma trovano valorizzazione. Insomma, tutto cambia perché niente cambi». La vera sfida, invece, secondo Mugnai era un’altra: «Capire che la sanità toscana era sì una buona sanità, ma andava liberata dalle massicce ingerenze della politica nella sua gestione. Al contrario, mi trovo ad assistere anche con certa ammirazione agli equilibrismi di quanti tentano di dire che avevamo una sanità talmente perfetta che oggi va tutta cambiata. Anche perché, chi è che ha costruito questa sanità tutta da cambiare? Lo stesso Rossi. Sempre lui. Oggi vuol ridurre il numero dei robot chirurgici: sì, ma quei robot chi li ha acquistati? Vuol ridurre il numero di primari: sì, ma chi c’era in cima alla filiera che attribuiva incarichi a pioggia, spesso più per continuità relazionali che per merito? Sempre lui, nel nome di una grandeur della sanità che poi tornava buona da sventolare sui tavoli nazionali per fare i primi della classe. E oggi i nodi di questa impostazione vengono al pettine, e Rossi allora annuncia tagli al personale, riduzione dei reparti ospedalieri e, persino, la sostituzione degli infermieri con gli oss». Proprio non va. Per di più: «Ma almeno ci fosse il coraggio di scrivere dove e come si raggiungeranno, dopo le elezioni ovvio, questi obiettivi! Macché! Si fa una proposta a babbo morto che non prende in considerazione le esigenze dei territori e dei cittadini. Noi avevamo presentato emendamenti semplici, di puro buon senso. E sono stati bocciati tutti. Non si è voluta prendere in considerazione neppure la nostra proposta di riperimetrare le aree vaste tenendo conto delle zone omogenee e delle aree di cerniera naturali esistenti: manco questo. Vi è chiaramente una volontà di fare tanto per fare. Ma il brutto, per i toscani, arriverà dopo le elezioni, con i tagli ai servizi che acuiranno problemi già esistenti ed evidenti. A quel punto, però, tanto, farete spallucce».