La vicenda dell’Archivio Storico Diocesano di Sansepolcro lo scorso 16 ottobre la Sovrintendenza Archivistica e bibliografica della Toscana lo ha dichiarato “di interesse storico particolarmente importante” ma non è ancora divenuto esecutivo il decreto, quindi non lo è né ufficialmente né di fatto

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Sansepolcro- La vicenda dell’Archivio Storico Diocesano di Sansepolcro lo scorso 16 ottobre la Sovrintendenza Archivistica e bibliografica della Toscana lo ha dichiarato “di interesse storico particolarmente importante” ma non è ancora divenuto esecutivo nonostante all’Ufficio Turistico comprensoriale notino che il 16 novembre viene anche da noi ritirato il pieghevole per poi far girare la “notizia” fake del 16 novembre da quelli di Arezzo (“ve credevi de cavalcare!?! anche noi ve se spia che ve credevi ci siete caduti in pieno”), il decreto con il quale potrebbe essere annoverato fra i beni culturali di interesse nazionale, quindi non lo è né ufficialmente né di fatto. La motivazione della dichiarazione sarebbe la seguente “L’archivio, che contiene un ricco fondo di pergamene a partire dall’anno 1022 e altri fondi, tra cui quello del Capitolo della Cattedrale, del Seminario di Sansepolcro e delle abazie di Bagno di Romagna e di Galeata e dell’arcipretura di Sestino, oltre che di numerose parrocchie, rappresenta un fonte di primaria importanza per lo studio di un territorio molto esteso, che va dalla Valtiberina Toscana a zone della Romagna”. Dal 1960 è stato affidato a personale specializzato ed ha cominciato e funzionare come archivio storico aperto alla consultazione sotto la direzione di don Battista Gregori, questa funzione è stata sviluppata dal 1964 al 1995, la direzione di monsignor Ercole Agnoletti tra l’altro ha allestito l’attuale sede, tra il 1985 ed il 1986. Ad Agnoletti è succeduto il professor Franco Polcri che ne ha assicurato l’apertura e nel 2015 la gestione è stata assunta dalla Fondazione Rete Archivistica, Bibliotecaria e Museale della Diocesi accorpata Arezzo Cortona e Sansepolcro, negli anni dal 2015 al 2018 è stato impossibile assicurare la regolare apertura al pubblico, né nel 2019 le cose sono migliorate con la convenzione fra la Fondazione e la Associazione Pro Loco, c’è un vicedirettore diplomato in archivistica che dovrebbe occuparsene e la Pro Loco “Vivere a Borgo Sansepolcro” che mette a disposizione alcuni volontari, ma rimane difficile assicurare l’apertura al pubblico e persino l’interesse per la ricerca sta calando, va compilata la domanda di studio, prima bastava firmare la presenza hanno aumentato la burocrazia. Nessuno viene retribuito dalla Curia, che peraltro è piena di soldi, e sarebbe suo dovere dare l’esempio e pagare le tasse come tutti gli italiani sugli immobili che producono reddito, per dirla tutta accade anche che spesso nelle chiese delle diocesi la Curia, anche vaticana, lascia crepare di fame i poveri preti delle parrocchie.

Anna Maria Citernesi