Il Consiglio Superiore della Magistratura non ha confermato Roberto Rossi procuratore capo della Procura di Arezzo Per l’organo di autogoverno della Magistratura compromesso “il requisito dell’indipendenza da impropri condizionamenti” quantomeno “sotto il profilo dell’immagine” avendo mantenuto un incarico di consulenza sotto i governi Letta e Renzi, indagine Banca Etruria, Il pm ha fatto ricorso al Tar Lazio bando per la nomina nuovo

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Arezzo- Il Consiglio Superiore della Magistratura esprimendosi con votazione ad ottobre 2019 non ha confermato Roberto Rossi procuratore capo della Procura di Arezzo. Il voto del Csm ha fatto seguito all’atto del Guardasigilli Alfonoso Bonafede che non aveva dato il suo “concerto” per un nuovo mandato Rossi. Per l’organo di autogoverno della Magistratura il procuratore avrebbe compromesso “il requisito dell’indipendenza da impropri condizionamenti” quantomeno “sotto il profilo dell’immagine” avendo mantenuto un incarico di consulenza sotto i governi Letta e Renzi, anche dopo aver aperto l’indagine su Banca Etruria di cui era vicepresidente Pierluigi Boschi, padre dell’allora ministro Maria Elena Boschi. Il pm Roberto Rossi ha fatto ricorso al Tar, poiché la consulenza si concluse a fine 2015 mentre l’indagine giudiziaria iniziò nel 2016, subito dopo. Il Csm da parte sua ha deciso a maggioranza, con astensione dei togati di Unicost e del membro laico di Forza Italia, di resistere in giudizio, di non fare nessuna marcia indietro sulla revoca di Rossi. Il Tar del Lazio ha sospeso il bando per la nomina di un nuovo Procuratore di Arezzo andando ad esaminare il ricorso di Rossi nel merito del quale la decisione è rimandata al 10 giugno. Per il Palazzo di Giustizia aretino disposta dunque “la vacanza dell’ufficio direttivo di procuratore della Repubblica” e “in costanza di reggenza in atto da parte di terzo magistrato” per evitare probabili contenziosi, e quindi un aggravamento del contenzioso.

Anna Maria Citernesi