Catia caccia al Dna sull’auto dell’aggressione Lunedì in Procura conferimento incarico alla genetista per accertamenti

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Sansepolcro- E’ stato fissato per lunedì prossimo in Procura ad Arezzo il conferimento dell’incarico alla genetista, dottoressa Isabela Spinetti, per l’accertamento tecnico non ripetibile sul materiale biologico ritrovato all’interno dell’auto di proprietà del padre di Piter Polverini in uso al giovane di San Giustino umbro la notte del delitto e accusato dell’omicidio di Catia Dell’Omarino e arrestato all’alba di venerdì scorso. Le eventuali compatibilità col Dna della giovane riguarderanno anche il martello che lo stesso quarantenne ha fatto ritrovare sulle sponde del fiume Tevere, tra San Giustino umbro e la piccola frazione umbra di Pistrino, un piccolo asciugamano e un altro reperto ancora non meglio specificato. L’esperta dovrà verificare l’eventuale presenza di materiale biologico di Catia all’interno del veicolo in uso all’indagato e nel martello col quale è stata colpita ai margini della tragica aggressione. Altra notizia riguarda i vestiti che Piter indossava la notte delll’omicidio, nei momenti successivi al fermo Piter aveva detto ai carabinieri di aver gettato in un cassonetto di Arezzo i suoi vestiti, scarpe comprese, mentre il telefonino della quarantenne sarebbe finito nel Tevere. Oggetti che a questo punto difficilmente verranno alla luce. L’attuale attività investigativa dopo l’arresto di Piter si sta concentrando su come il ventiquattrenne di San Giustino umbro e donna Catia sono entrati in contatto. Forse “l’aggancio” tra Catia e il ragazzo è avvenuto proprio quella sera maledetta, poco prima della mezzanotte al bar di via Aggiunti. Sentito più volte in caserma, alla fine il titolare del locale ricorda dei due insieme, pur se lui non lo conosce di nome. Probabilmente Catia e Piter si conoscevano solo di vista. Gli investigatori hanno raccolto uno spaccato delle abitudini, un po’ “particolari”, di persone di Sansepolcro, in alcuni casi molto conosciute, dalle svariate estrazioni sociali, dall’età che poteva andare tra i 20 ed i 60 anni, che Catia conosceva ed aveva frequentato, ed ha fatto molto scalpore, grande ancora ad oggi la curiosità dei biturgensi. Ad ognuno di questi era stato chiesto di descrivere il tipo di legame che aveva con la vittima e di come aveva trascorso la sera dell’omicidio. Qualcuno- senz’altro più sprovveduto- ha pure rischiato di finire nei guai con la legge negando la conoscenza di Catia quando, invece, i carabinieri potevano dimostrare il contrario.

Amc La Nazione